E per il 2019 pare che il bonus formazione sia salvo non solo per la formazione tradizionale ma anche per i corsi in e-learning. Per fare fronte comune verso il Governo sono dodici le organizzazioni di categoria che si sono unite a formare un’unica voce. Dodici organizzazioni, che rappresentano 3milioni di aziende, il 65% del Pil e oltre 13milioni di occupati, chiedono le infrastrutture, grandi opere e piccoli cantieri, un piano di inclusione giovani e la detassazione dei premi di produttività, insieme al potenziamento di Industria 4.0,  alla formazione, al credito d’imposta per la ricerca e l’innovazione.

Stando all’agenda che emerge dalla stampa nazionale, lo sviluppo del Paese ha orientamenti precisi. Si discute molto, in questi giorni, del ruolo delle Pmi per trainare il “sistema Italia”; del ruolo delle imprese del Sud considerando che, per esempio, i prodotti manifatturieri realizzati nel Mezzogiorno vengono esportati in 206 Paesi di tutti il mondo, pochi in meno del totale dell’export nazionale (230); del ruolo della green economy, che evidenzia dati di crescita potenziale interessanti. Per esempio Confindustria ha presentato il «Libro bianco per uno sviluppo efficiente delle fonti rinnovabili» per raggiungere gli obiettivi europei e centrare una crescita di 126 miliardi di euro entro il 2030

E un altro fronte di sviluppo, culturale oltre che economico, è quello presentato da Patrizia Grieco, presidente dell’Enel e soprattutto del Comitato italiano della Corporate Governance, che ha sottolineato come “ormai è conclamato che l’impatto sociale è decisivo per la competitività” e pare che il tema sia ormai chiaro alla comunità finanziaria italiana. Significa, per le imprese, prendersi in carico gli effetti che la loro esistenza può avere sull’ambiente e sulle persone, a partire dalle comunità locali nelle quali sono fisicamente insediate.

Il tema degli impatti ha molto a che fare anche con l’introduzione dell’automazione nelle imprese che certamente mette a rischio l’assetto tradizionale dell’occupazione insieme, va detto, alla possibilità di aprire nuovi orizzonti di libertà dalla fatica e la possibilità di creare nuove imprese, come dimostrano le 4 start-up che hanno vinto il premio nazionale degli incubatori universitari.

Momenti critici, invece, per il futuro di un settore-chiave del made in Italy: il food. Il senso di urgenza è riassunto bene dalle parole del ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio:  “E’ gravissimo quello che sta succedendo contro il nostro Paese”. All’Onu, infatti, è stata presentata una risoluzione sullo sviluppo sostenibile da parte dei sette paesi del gruppo Foreign Policy and Global Health (Brasile, Francia, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia e Senegal) che ripropone la proposta dell’Oms di introdurre tasse, etichette di alert come quelle delle sigarette, e restrizioni nelle politiche di marketing su “cibi e bevande non salutari”. Cibi non salutari che, secondo i tecnici dell’Organizzazione mondiale della sanità, sono quelli che superano determinate soglie di sale, grassi e zuccheri. Un’indicazione che penalizza in maniera sostanziale tutte le eccellenze alimentari italiane – olio extra vergine d’oliva, prosciutto, formaggi, pasta, vini, dolci e così via. Mentre favorisce i prodotti ritoccati in laboratorio con la chimica dalle Big Pharma e dalle multinazionali del food che sostengono l’Oms.

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