La brusca frenata di novembre dell’industria  Italiana (meno 2,6% rispetto ad un anno prima) è la peggiore degli ultimi quattro  anni tanto da far intravedere lo spettro della recessione.  Nonostante tutto, secondo i dati Istat, l’Italia conta 4,4 milioni di imprese attive, una ogni 21 abitanti e così superiamo  la  Germania, che ne ha un milione in meno, la Francia, il Regno Unito e la Spagna. La questione è la loro dimensione: in media hanno meno di 4 addetti. Le piccole, fino a 49 dipendenti, sono il 99% del totale, assicurano i due terzi dell’occupazione e da più di mezzo secolo si incaponiscono a non crescere di taglia; con un impegno  almeno pari a quello profuso da improbabili economisti, consulenti e  burocrati che lo reclamano. È perciò  interessante  capire  come  si  muove questo vero e proprio “oceano” di aziende e imprenditori. Secondo Mediobanca non possono più essere le singole imprese, ma i loro aggregati locali che riproducono la  grande  scala ed alimentano gli spiriti innovativi. È a questo livello che vanno disegnati gli strumenti di tale politica che può oggi insistere su piani di distretto integrati da imprese pubbliche e del quarto capitalismo.

Alcuni cambiamenti sono in corso. Per esempio si è parlato la scorsa settimana del nuovo Competence Center che sarà guidato dal Politecnico di Milano, realizzato insieme a 39 partner, per aumentare la competitività dell’ecosistema. Si chiama “Made” e nascerà entro settembre al polo della Bovisa, periferia nord-ovest di Milano. Obiettivo a medio termine di MADE è raggiungere in tre anni più di 10.000 persone attraverso attività di informazione e divulgazione sulle potenzialità delle tecnologie digitali, erogare più di 86.000 ore/uomo di formazione, sviluppare più di 390 progetti e 200 assessment digitali coinvolgendo circa 15.000 aziende, per l’80% Pmi, che saranno contattate  una  volta  costituito  il Competence Center.

E poi, per quanto non tutti siano convinti (qualcuno sostiene che siano più uno status symbol che imprese di successo), c’è il meraviglioso mondo delle start up: 44 di queste hanno rappresentato il Made in Italy partecipando alla manifestazione The Art of Technology a Las Vegas, all’interno di un  padiglione  del «Ces», il «Consumer Electronics Show», la più grande fiera mondiale  dell’elettronica  di consumo.

In settimana si è parlato molto di competenze e di formazione superiore e universitaria. Una delle considerazioni più interessanti a riguardo è quella di Francesco Trebbi (professore di Economia alla University of British Columbia, Vancouver, Canada): “non tutta la disoccupazione è legata al ciclo economico italiano. E questa, forse, è la notizia positiva. In economia tendiamo a separare la disoccupazione ciclica, legata a livelli di attività economica al di sotto di quello  di pieno impiego, dalla componente strutturale della disoccupazione, legata alla mancata corrispondenza (mismatch) delle competenze dell’aspirante lavoratore e i bisogni del  datore di lavoro.” Per questo è importante che, sia le università che le scuole superiori, stiano a contatto più stretto con le realtà produttive orientando e ripensando ai curricula degli studenti.

SPECIALE PMI_ItaliaOggi

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