Notizie della settimana 29 aprile – 5 maggio

E si parla di noi! In settimana diversi contributi hanno avuto il ruolo di ricordare il disegno del Piano Nazionale Industria 4.0: cosa sono i Punti Impresa Digitale (PID) delle Camere di Commercio, come si stanno sviluppando i competence center e che tipo di incentivi sono previste a supporto dell’innovazione delle imprese.

I PID, che sono sostanzialmente dei punti di connessione con il sistema delle imprese locali e si trovano presso le Camere di Commercio, hanno il compito di erogare contributi attraverso voucher digitali, con l’intento di favorire l’acquisto di beni, servizi di consulenza e formazione per le nuove competenze e tecnologie digitali. I competence center, invece, sono pensati come nuovi attori che, attraverso la collaborazione tra le università e le imprese, favoriscono la più rapida creazione e distribuzione di conoscenza tecnologica nel sistema produttivo. Ad oggi sono coinvolti, all’interno dei competence center attivati, 75 atenei e 400 imprese. E poi ci sono vantaggi vari pensati per le imprese come, per esempio, il credito di imposta per le Pmi che partecipano alle fiere all’estero inserito- all’ultimo minuto- nel decreto crescita che è entrato definitamente in vigore e che ha ripristinato fino a fine anno il superammortamento al 130% per l’acquisto di beni strumentali all’attività di impresa (anche se con tetto di investimento a 2,5 milioni).

Chissà se sono misure sufficienti. Perché secondo l’economista Mauro Gallegati, il tipo di sviluppo che abbiamo avuto in Italia fino a qui, assomiglia ad una trappola ecologica, che sembra buona oggi ma è letale dopodomani. Ci siamo specializzati in produzioni a basso valore aggiunto, con bassi salari e tecnologie non di frontiera, utilizzate da imprese che non hanno investito in ricerca. Spesso è la barriera del familismo che impedisce l’internazionalizzazione limitando l’adozione di nuove tecnologie ad alta produttività. L’anomalia italiana è determinata dal fatto che abbiamo poche grandi imprese e non troppe Pmi. Ma la rivoluzione 4.0 determina una nuova organizzazione di impresa e secondo Gallegati serve una politica economica adeguata, oltre alla sola retorica politica dell’annuncio, per evitare il declino rovinoso del nostro Paese.

Insieme alla politica economica pare, però, che servano anche gli imprenditori che sanno fare la differenza. Citando Klaus Schwab, il fondatore del forum di Davos, «Le imprese sono il principale stakeholder di un sistema economico e sociale in salute». Lo ha chiamato il Qualitative easing: per rispondere alle sfide di un mondo in rapido cambiamento la responsabilità delle nuove soluzioni è soprattutto di imprese e imprenditori perché sono gli attori che possono influenzare, avendone interesse, il modo di “aggiustare” un contratto sociale che si è rotto. La quarta rivoluzione industriale, ancora più delle altre, avrà un impatto sulla persona e sul modo di vivere. Le imprese e gli imprenditori non possono pensare che altri debbano occuparsi di affrontare questi problemi. Schwaz ha detto: «Dobbiamo assicurarci – ha affermato – che la quarta rivoluzione industriale si sviluppi con l’umanità al centro e non la tecnologia».

A quanto pare, signori e signore, non ci mancano i soldi (come ha dimostrato l’esperienza di questi anni), ci manca chi quei soldi li usa per trasformarli in iniziative e sviluppo. #SharingResponsabilites.

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