Se non si può fare altrimenti…

Non è che siamo diventati diversi è semplicemente che non possiamo fare altrimenti.

Ecco perché l’incidenza del lavoro agile è destinata a crescere rispetto al passato. Prima del Covid-19, le aziende che avevano attivato smart working e affini erano il 39% al Nord, il 42% al Centro e il 36% al Sud. Il virus ha portato all’attivazione del lavoro agile da parte del 97% delle imprese e in futuro sei dipendenti su dieci saranno in smart working, contro il 46,19% degli attuali. Dalla quick survey promossa da Fondirigenti emerge che il 77% delle aziende ha messo a disposizione dei dipendenti adeguate dotazioni tecnologiche e che il 13% delle realtà interessate ha deciso di avviare corsi di formazione specifici sullo smart working: un punto di partenza, più che di arrivo se solo si considera che, secondo la maggior parte delle aziende coinvolte nell’indagine, proprio la formazione dovrà svolgere un compito molto importante. A partire proprio dai dirigenti e da chi si occupa della gestione delle risorse.

Ed ecco anche perché si sta accelerando il processo di digitalizzazione delle aziende italiane. Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano il mercato – tra software, hardware e servizi – nel 2019 ha raggiunto un valore di 200 milioni di euro, di cui il 78% commissionato da imprese italiane e il 22% come export. Tra i diversi settori, lAI è diffusa in particolare nelle banche e nella finanza (25% del mercato), nella manifattura (13%), nelle utility (13%) e assicurazioni (12%). Inoltre, l’implementazione da parte delle imprese, non ha favorito la sostituzione del lavoro umano. Interessante sapere, infatti, che secondo l’indagine del Politecnico, il 96% delle imprese che hanno implementato soluzioni di AI non ha sostituito il lavoro umano con quello delle macchine.

A quanto pare l’Intelligenza artificiale sta aumentando le capacità umane. Tutti gli studi – sostengono Alessandro Longo e Guido Scorza, autori del libro “Intelligenza Artificiale, l’impatto sulle nostre vite, diritti e libertà” – concordano nel dire che la quarta rivoluzione industriale avrà un grande impatto sul lavoro e di conseguenza sulle politiche sociali e formative che i governi dovranno adottare. Ci sarà la sostituzione di lavori umani ripetitivi, mentre quelli di alto livello cognitivo saranno sempre più supportati dall’intelligenza artificiale nelle decisioni. In entrambi i casi le aziende e i lavoratori dovranno adeguarsi alle profonde mutazioni.

Quindi, a quanto pare, il dado è tratto.

 

Lo staff di PIDMed

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