I Segreti di Diano: quando il digitale custodisce un’arte antica

Esiste un sapere che non si trasmette con un manuale. I Segreti di Diano, fondata a Teggiano da Pietro D’Elia, opera nel settore della trasformazione artigianale di conserve vegetali legate al territorio: peperoni essiccati, eccellenze locali, una filiera corta che integra coltivazione, essiccazione, trasformazione e confezionamento. In un mercato che chiede sempre più qualità, sostenibilità e trasparenza, il prodotto di I Segreti di Diano non è solo un bene alimentare — è un’esperienza che connette cibo, territorio e identità culturale.

Ma custodire un’arte non basta, se quell’arte non riesce a scalare, a formarsi e a raggiungere chi la sa riconoscere. Ed è qui che si apre la sfida — e il percorso — di I Segreti di Diano con PIDMed.

La loro è una delle sei storie reali raccolte in “Fare Digitale”, la guida gratuita di PIDMed per la trasformazione digitale delle piccole e medie imprese del territorio.

Il percorso con PIDMed

Il punto di partenza di I Segreti di Diano era quello di molte realtà artigianali di eccellenza: un’impostazione fortemente analogica, coerente con la natura del processo produttivo. Il problema principale non riguardava la qualità del prodotto, ma la difficoltà di scalare e strutturare l’organizzazione — in particolare sul fronte della commercializzazione e della gestione delle competenze. La dipendenza da figure altamente specializzate, difficili da reperire e formare, rappresentava un fattore critico per la continuità e la crescita dell’impresa.

Il percorso con PIDMed ha consentito di affrontare questo nodo in modo strutturato, avviando la trasformazione digitale su due assi strategici. Il primo riguarda la commercializzazione: l’introduzione di una piattaforma e-commerce ha aperto un canale di vendita diretto, superando i limiti della distribuzione locale e rafforzando la relazione con il consumatore finale. Il secondo asse è quello della tracciabilità: software dedicati che permettono di monitorare il prodotto lungo la filiera, trasformando il controllo logistico in uno strumento di trasparenza, marketing e servizio post-vendita. A questi interventi si affianca un utilizzo attivo dei social network come canale di narrazione del prodotto e del territorio.

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Il supporto istituzionale di PIDMed e della Camera di Commercio di Salerno ha orientato gli investimenti tecnologici verso soluzioni coerenti con le reali esigenze aziendali, rafforzando la consapevolezza del digitale come leva organizzativa e competitiva — e non come semplice adempimento tecnologico.

e secondo me sì

Il filo teorico: ripensare il modello di business

La storia di I Segreti di Diano si intreccia con una delle riflessioni più strutturali di “Fare Digitale”: quella di Dario Russo, consulente di marketing digitale, dottorando in Comunicazione presso l’Universidad de Málaga e professore di Social Media Management e Marketing Culturale presso l’Accademia IUAD di Napoli.

Russo parte da una domanda che ogni impresa, prima o poi, è costretta ad affrontare: cosa si offre, a chi, come si vende, con quale ritorno economico. Nell’era digitale, a questi interrogativi tradizionali si affiancano nuove dinamiche legate alla disintermediazione, alla personalizzazione e all’economia dell’attenzione — e modelli come l’e-commerce diretto non sono semplici canali di vendita, ma scelte che riflettono priorità strategiche e una certa idea di relazione tra impresa, cliente e territorio.

Per Russo, ogni modello di business è portatore di una filosofia aziendale. La scelta di un modello non è mai neutra: incorpora valori, visioni del mondo, un certo modo di interpretare la responsabilità verso il proprio pubblico. La sfida per le imprese, scrive, non sarà solo adottare strumenti digitali, ma re-immaginare le relazioni tra impresa, cliente e territorio.

Per I Segreti di Diano questo si traduce in una scelta precisa: l’introduzione dell’e-commerce non ha semplicemente aperto un canale di vendita aggiuntivo, ma ha ridisegnato il rapporto tra l’azienda e il consumatore finale, superando i limiti della distribuzione locale e costruendo una relazione diretta — più trasparente, più tracciabile, più capace di restituire il valore di un prodotto artigianale a un pubblico che prima non poteva raggiungerlo.

Cosa viene dopo

Guardando al futuro, la traiettoria di I Segreti di Diano può evolvere verso un modello di “artigianato aumentato”. L’introduzione di sensori IoT nelle fasi di essiccazione e trasformazione permetterebbe di standardizzare parte del controllo qualità, riducendo la dipendenza esclusiva dall’esperienza individuale. Sul fronte delle competenze, piattaforme di e-learning e soluzioni di realtà aumentata potrebbero supportare la formazione di nuovi operatori in modo più sostenibile. L’evoluzione dei sistemi di tracciabilità verso la blockchain, infine, consentirebbe di certificare in modo immutabile la filiera corta e sostenere un posizionamento premium su mercati più ampi — trasformando la specificità del prodotto in un vantaggio competitivo riconoscibile.

Una traiettoria coerente con chi ha scelto di fare dell’identità territoriale un valore, non un limite.

Leggi la storia completa

La case history di I Segreti di Diano e il contributo di Michele Aponte sono raccontati per intero in “Fare Digitale”, la guida gratuita di PIDMed per la trasformazione digitale delle piccole e medie imprese.

📥 Scaricala gratuitamente → bit.ly/EbookFareDigitale

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