Il Sud accelera sulla digitalizzazione: i dati dell’indagine Unioncamere –Tagliacarne

Per anni si è parlato del ritardo del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese sul fronte della digitalizzazione. Oggi, però, l’ultima indagine realizzata da Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne racconta una storia diversa, che sorprende e ribalta i luoghi comuni. Le imprese del Sud non solo stanno recuperando terreno, ma in alcuni casi mostrano un dinamismo superiore alla media nazionale.

Secondo lo studio, il 35% delle imprese meridionali dichiara di voler investire in tecnologie 4.0 entro il 2027, un dato che supera il 32,8% registrato a livello italiano. Se si restringe lo sguardo al settore manifatturiero, la quota cresce ulteriormente e arriva a coinvolgere più di 4 imprese su 10. Nelle aziende di dimensioni medio-grandi, la percentuale sale addirittura al 67,6%. Sono numeri che testimoniano la volontà del Sud di giocare un ruolo da protagonista nella transizione digitale e che fanno intravedere scenari interessanti per il futuro economico del territorio.

Le motivazioni che spingono le imprese a fare questo passo sono innanzitutto legate a ragioni pragmatiche. Più della metà degli imprenditori del Mezzogiorno individua nella riduzione dei costi e nel miglioramento dell’efficienza interna il principale motore degli investimenti. A questo si aggiunge la volontà di incrementare la qualità produttiva, indicata dal 21,9% del campione, e di cogliere le opportunità legate agli incentivi pubblici, segnalati dal 12,3%. Si tratta dunque di un approccio concreto, che vede la tecnologia non come un fine in sé, ma come un mezzo per rendere le aziende più competitive e resilienti.

Le scelte tecnologiche rivelano una particolare attenzione a soluzioni già mature e capaci di produrre benefici immediati. La simulazione digitale e i sistemi di digital twin sono al primo posto nelle preferenze delle imprese meridionali, con il 29,4%. Seguono la robotica, con il 24,8%, e la cybersecurity, con il 22,8%. L’intelligenza artificiale non è ancora tra le priorità principali, ma comincia a farsi spazio nelle strategie di alcuni imprenditori, segno che nei prossimi anni potrà diventare una leva più rilevante.

Accanto a questi segnali positivi, permangono tuttavia criticità che non vanno sottovalutate. La più rilevante riguarda la carenza di competenze interne: quasi 3 imprese su 10 dichiarano di non avere figure in grado di gestire i processi di trasformazione digitale. Seguono i limiti legati alle risorse finanziarie disponibili, indicati dal 25,9% delle aziende, e i costi ancora elevati delle tecnologie, che preoccupano il 18,4%. Sono ostacoli concreti che rischiano di frenare lo slancio del Sud e che impongono di rafforzare le politiche di accompagnamento, formazione e supporto.

Un’altra dimensione che merita attenzione è quella di genere. L’indagine mostra infatti che solo il 30% delle imprese guidate da donne prevede di investire in tecnologie 4.0 entro il 2027, una percentuale inferiore alla media del Sud. È un dato che segnala la necessità di interventi mirati per sostenere l’imprenditoria femminile, valorizzando un potenziale che potrebbe essere decisivo per una trasformazione digitale più inclusiva.

Per PIDMed questi risultati rappresentano un punto di partenza e insieme una conferma. Il nostro lavoro è da sempre orientato ad accompagnare le piccole e medie imprese del Mezzogiorno nei loro percorsi di innovazione, offrendo strumenti concreti, occasioni di formazione e consulenza specializzata. L’indagine di Unioncamere e Tagliacarne dimostra che la voglia di investire c’è, e che il Sud è pronto ad accelerare. La sfida, adesso, è trasformare questa intenzione in crescita reale, sostenendo le imprese non solo nell’adozione delle tecnologie, ma anche nello sviluppo delle competenze e nella creazione di reti collaborative.

La trasformazione digitale non è più una scelta rinviabile: è la condizione necessaria per garantire competitività, resilienza e sostenibilità. E il fatto che oggi il Mezzogiorno mostri la volontà di correre più veloce di quanto ci si sarebbe aspettato è un segnale incoraggiante che merita di essere sostenuto con decisione.

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