Si è svolta venerdì scorso, presso la sede operativa della Camera di Commercio di Salerno in Via G. Clark 19/21, la seconda sessione di Turismo 5.0, il percorso di formazione digitale promosso da PIDMed – Punto Impresa Digitale Mediterraneo per le imprese turistiche della provincia di Salerno. Tema della giornata: l’intelligenza artificiale applicata ai processi aziendali e produttivi delle imprese del comparto. A guidare la sessione, Gabriele Granato, Chief Marketing Officer di Ellycode, docente di Web Marketing e Comunicazione Digitale all’Università LUMSA di Roma e fondatore di Fare Digitale APS — uno dei partner del progetto.
L’AI nel turismo non è il futuro: è già qui
Il dato da cui parte qualunque discussione seria sull’intelligenza artificiale nel turismo è questo: non si tratta di una tecnologia in arrivo, ma di un insieme di strumenti già operativi nelle piattaforme che oggi intermediano gran parte della domanda. Sistemi di pricing dinamico, motori di raccomandazione, chatbot per la customer care, strumenti di analisi semantica delle recensioni, generatori di contenuti per il marketing: tutto questo è già in funzione, ogni giorno, nei processi delle grandi OTA e dei principali player digitali del settore.
La domanda, per una micro o piccola impresa turistica, non è quindi se l’AI entrerà nei propri processi, ma come — e soprattutto quale AI, per fare che cosa, con quale margine di controllo. È su questo terreno che si è mossa la sessione di Granato: non una panoramica accademica sulle tecnologie disponibili, ma una mappa operativa pensata per imprese che si misurano con tempi stretti, risorse limitate e una stagione che è già iniziata.

Quattro aree di applicazione, e una distinzione necessaria
L’intervento ha attraversato quattro aree di applicazione concreta dell’AI nei processi delle PMI turistiche: l’automazione delle prenotazioni e della comunicazione con il cliente, la gestione delle recensioni e della reputazione online, il pricing dinamico, la produzione di contenuti per il marketing — testi, immagini, risposte automatizzate. Per ciascuna area, lo schema di lavoro proposto in aula è stato lo stesso: cosa fa la tecnologia, cosa risolve davvero, cosa richiede in termini di processo e di competenze interne, cosa serve guardare con attenzione prima di adottarla.
Un passaggio centrale della giornata ha riguardato la distinzione tra ciò che oggi è effettivamente intelligenza artificiale applicata e ciò che è semplicemente marketing dell’AI. La proliferazione di strumenti che si presentano come “AI-based” rischia infatti di generare confusione e, in alcuni casi, di portare le imprese a investire risorse su soluzioni il cui valore aggiunto effettivo è limitato. Saper leggere criticamente il mercato — riconoscere cosa è automazione, cosa è machine learning, cosa è AI generativa, cosa è solo un’etichetta — è oggi una competenza imprenditoriale a tutti gli effetti.
La scelta degli strumenti come scelta strategica
Uno dei messaggi più netti della sessione ha riguardato il rapporto tra strumenti e strategia. L’adozione dell’intelligenza artificiale non è una scelta tecnologica isolata, ma una scelta che incide sui processi interni, sulla relazione con il cliente, sulla qualità percepita del servizio. Per questo, prima ancora della tecnologia, viene la domanda sul modello: qual è il posizionamento dell’impresa? quale tipo di relazione si vuole costruire con il viaggiatore? quali processi conviene automatizzare e quali, invece, conviene presidiare con la presenza umana?
A questo livello, l’AI generativa è un caso esemplare. Strumenti come ChatGPT, Claude o Gemini possono accelerare drasticamente la produzione di contenuti, le risposte alle recensioni, la redazione di materiali promozionali. Ma proprio la velocità con cui generano testi richiede, in compenso, un investimento in competenze redazionali e di revisione: la differenza tra un contenuto AI che funziona e uno che danneggia il brand passa quasi sempre per la capacità di chi lo supervisiona.
Il metodo PIDMed: prima la mappa, poi lo strumento
Anche la seconda sessione si è aperta, prima della lezione frontale, con il consueto momento di assessment della maturità digitale guidato dai Digital Promoter PIDMed — una task force di ricercatori dell’Università degli Studi di Napoli Federico II che affianca le imprese una a una nella compilazione dello strumento. Al termine, ciascuna impresa riceve un report personalizzato con il proprio posizionamento per area tecnologica e indicazioni operative sulle priorità di intervento.
È un passaggio coerente con tutto il discorso sull’AI: prima di scegliere uno strumento, bisogna sapere da dove si parte. L’assessment serve esattamente a questo — restituire alle imprese una mappa del proprio livello di maturità digitale, in modo da costruire scelte tecnologiche non casuali, ma coerenti con il proprio profilo, con i propri processi, con le proprie priorità.
Verso la chiusura del percorso
Turismo 5.0 si chiude martedì 20 maggio con la terza sessione, dedicata alla presenza digitale e alla reputazione online per le imprese turistiche. A condurla sarà Mara Normando, PhD candidate in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Salerno, ricercatrice PIDMed e imprenditrice del settore dell’ospitalità extra-alberghiera.
👉 Partecipa all’ultima sessione
La partecipazione al percorso è gratuita e modulare: è possibile iscriversi anche solo alla singola sessione conclusiva.
Iscriviti alla sessione del 20 maggio 🔗 registrazione-turismo.pidmed.eu
📘 Scarica l’e-book “Fare Digitale”
I temi di questa sessione si ritrovano, sviluppati e ampliati, nell’e-book “Fare Digitale: Strategie, casi e strumenti per la trasformazione digitale delle PMI” pubblicato gratuitamente da PIDMed. Il volume raccoglie sette contributi originali firmati da Alex Giordano, Gabriele Granato, Mara Normando, Michele Aponte, Giuseppe Noschese, Dario Russo e Luigi Ferrara, affiancati da sei casi reali di imprese campane.
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