Ciclo di seminari: Analisi e gestione delle dinamiche imprenditoriali e della trasformazione digitale

Direzione scientifica:

Alex Giordano

Francesco Pirone

 

Primo incontro

Competenze Digitali: imprese, comunità e pubbliche amministrazioni

10 novembre 2021 – ore 15.00

In diretta streaming sulla Pagina Facebook di PIDMed

 

Il tema

Secondo gli indicatori del Digital Economy and Society Index (DESI) 2020 l’Italia si trova al quart’ultimo posto nella classifica europea della digitalizzazione, in venticinquesima posizione rispetto ai 28 stati membri UE, davanti a Romania, Grecia e Bulgaria.

Il punteggio italiano è pari a 43,6 mentre la media europea è 52,6, con ben 9 punti di scarto. Ai primi posti per digitalizzazione FinlandiaSvezia e Danimarca.

Analizzando la composizione dell’indice balza all’occhio la dimensione del capitale umano dove in Italia solo il 42% delle persone tra i 16 e i 74 anni (dati riferiti al 2019) possiede digital skills di base, contro una media europea del 58% (70% in Germania).

Anche analizzando le competenze di alto livello, in Italia solo l’1% dei laureati ha conseguito una laurea in discipline ICT, contro una media europea del 3,6%.

Cosa sono le competenze digitali e perché è così importanti che siano diffuse?

Una prima definizione è stata proposta dal Parlamento europeo nel 2006: “la competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa è supportata da abilità di base nelle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione): l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet”.

Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione: quella digitale. La tecnologia connessa è diventata una parte ancora più essenziale della vita delle persone nell’ultimo anno, con social media, e-commerce, contenuti in streaming e videogiochi che hanno visto una crescita importante negli ultimi mesi. A guardare i numeri ci si spaventa:

  • 5,22 miliardi di persone usano oggi un telefono cellulare, pari al 66,6% della popolazione totale mondiale;
  • 4,66 miliardi di persone in tutto il mondo utilizzano Internet. La penetrazione globale di Internet è ora del 59,5%;
  • ci sono 4,20 miliardi utenti dei social media in tutto il mondo. Il numero di utenti dei social media è ora equivalente a oltre il 53 percento della popolazione totale mondiale.[1]

Il 2020 è stato di certo un anno particolare per tutti e, per quanto riguarda l’Italia, si osservano fenomeni allineati alla tendenza globale: oltre 1 milione di persone si sono connesse ad internet per la prima volta nel corso del 2020, un incremento del 2,2%, che ci fa superare la soglia dei 50 milioni. E ancora più importante è stato l’aumento sul fronte delle piattaforme social: oltre 2 milioni di nuovi utenti, un incremento che fa raggiungere quota 41 milioni. A quanto pare siamo connessi per oltre 6 ore al giorno ad internet, e passiamo in media quasi due ore sui social. La cosa interessante è che le persone che dichiarano di aver partecipato attivamente al dialogo online, saltano dall’81% del 2020 all’85% registrato quest’anno. Il Covid ci ha portato ad acquistare a distanza tanto che nel corso del 2020 abbiamo speso il 24% in più attraverso e-commerce rispetto al 2019 per beni di consumo.[2]

Le tecnologie 4.0 sono in fase di pieno sviluppo, basti pensare che l’Internet of Things (IoT) sta avendo un rapidissimo sviluppo e una consistente diffusione in moltissimi campi di applicazione e ricerca: si stima che ogni secondo vengono connessi 127 nuovi devices IoT[3]. In linea con questi valori, le previsioni per il 2020, riguardo gli oggetti connessi alla rete, vanno dai 37 miliardi calcolati da Cisco[4], fino ai 200 stimati da Intel[5]. L’intelligenza artificiale (IA) sta facendo progressi mozzafiato, soprattutto attraverso l’automazione dell’analisi dei dati. L’IA non si programma più riga per riga, ma è ora capace di imparare e di automigliorarsi continuamente. Già oggi il 70% di tutte le transazioni finanziarie è effettuato da algoritmi e il contenuto delle News è generato automaticamente.

Questi cambiamenti cominciano ad avere effetto sulle nostre professioni. Si stima che fra un decennio oltre metà dei lavori attuali saranno scomparsi. Il Welfare Economic Forum nel 2020 ha previsto che entro il 2025, 85 milioni i posti di lavoro saranno sostituiti da un cambiamento nella divisione del lavoro tra uomo e macchina, mentre potrebbero emergere 97 milioni di nuovi ruoli che sono più adatti alla nuova divisione del lavoro tra uomini, macchine e algoritmi.[6]

La rivoluzione digitale è in corso ed è una rivoluzione paragonabile a quella avvenuta nel 1455 con l’invenzione della stampa. I bits faranno molto più di quanto i caratteri mobili di Gutenberg abbiano fatto in termini di spostamento degli equilibri del potere e di trasferimento della conoscenza dalle mani di pochi a comunità sempre più allargate. Sarà un percorso analogo a quello che ha pavimentato la strada che dal Rinascimento ci ha portati alla rivoluzione industriale e dalla Encyclopédie di Diderot e d’Alembert è arrivato fino a Wikipedia.

Tuttavia “la società contemporanea sembra essere diventata profondamente regressiva”[7] e il digitale, che di certo su molti piani è una promessa, pare rafforzare il modello del consumismo industriale che mostra la corda da troppi punti di vista. Una rivoluzione tecnica, dunque, che ancora non fa intravedere la necessaria rivoluzione sociale che dovrebbe utilmente accompagnare un cambiamento così grande.

Le tecnologie di cui stiamo parlando, quelle digitali e le cosiddette 4.0, non sono neutre e ci rendono più abili su alcuni fronti mentre ci stanno già depauperando su altri. E la questione non riguarda solamente l’uso privato che ne facciamo, riguarda invece un processo di colonizzazione di grandi operatori che guidano i nostri consumi, scegliendo in tantissime situazione al posto nostro; prelevano -a livello globale- informazioni sui nostri stili di vita, sui nostri gusti, sulle nostre idee, sulle nostre esperienze e ne ricavano ricchezza non redistribuita neppure attraverso le tasse; inoltre stanno diventando tanto potenti da poter orientare le elezioni dei paesi democratici e di incidere sulle loro leggi. La transizione digitale non è, dunque, un percorso semplice nel quale acquisire strumenti tecnologici e metterli in uso all’interno dei nostri attuali processi di lavoro, di produzione, di relazione, ecc. E’, invece, una nuova sfida per l’umanità.

Il primo e principale problema riguarda, dunque, la necessità di sviluppare una capacità critica che ci porti ad immaginare nuove modalità d’uso delle tecnologie, valorizzando forme di intelligenza collettiva e sfruttando l’intelligenza artificiale per la condivisione dei dati in quanto beni comuni.

Questa è la via possibile per una vera innovazione sociale.

Programma

L’incontro intende introdurre il tema per focalizzare l’attenzione sull’urgenza dello sviluppo di competenze funzionali alle nuove possibilità del mercato del lavoro e alla creazione di una coscienza critica che serve per utilizzare e dare un ruolo utile alle tecnologie. Verranno presi in esame i dati elaborati dal sistema Excelsior di Unioncamere sui fabbisogni delle imprese italiane, con un focus specifico sulla Campania e le sue province, evidenziando le criticità di un sistema che ha già grande necessità di professionalità ad oggi mancanti. E rifletteremo sulla necessità che anche profili professionali umanistici acquisiscano sempre più approfondite competenze digitali. Cercheremo di affrontare insieme un quesito: perché un innovatore sociale deve avere e deve sviluppare competenze digitali?

 

Con

Prof. Alex Giordano – Docente di Marketing e Trasformazione Digitale

Prof. Francesco Pirone – Docente di Sociologia dell’Imprenditorialità

Dott.ssa Irene Giannattasio –  Responsabile Studi, Supporto Strategico e Programmazione – Statistica e Prezzi – Camera di Commercio di Salerno

Dott.ssa Sofia Celestino –  Ufficio Statistica e Prezzi – Camera di Commercio di Salerno

Dott.ssa Annalisa Gramigna – Fondazione IFEL

 

[1] Fonte: Digital 2021 – Global Report (https://datareportal.com/reports/digital-2021-global-overview-report).

[2] Fonte: Digital 2021 – I dati italiani (https://wearesocial.com/it/blog/2021/02/digital-2021-i-dati-italiani/)

[3] M. Patel, J. Shangkuan, C. Thomas, What’s new with the Internet of Things?, McKinsey Co, 2017

[4] T. Stack, Internet of Things (IoT) Data Continues to Explode Exponentially. Who Is Using That Data and How?, Cisco Blog, 2018

[5] https://www.intel.de/content/www/de/de/internet-of-things/infographics/guide-to-iot-new.html

[6] The Future of Jobs, Report 2020, WEF

[7] B. Stiegler, Il chiaroscuro della rete

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