La parola della settimana è “fuga”, quella di due milioni di persone che hanno lasciato il Sud dell’Italia tra il 2002 e il 2017. Moltissimi sono giovani, tanti laureati. In 15 anni abbiamo perso praticamente una città delle dimensioni di Napoli. Molti sono andati al Nord e altri invece si sono trasferiti all’estero.

L’anticipazione del Rapporto Svimez, che sarà ufficialmente presentato in autunno, lancia questo allarme: «… l’emergenza emigrazione del Sud determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile e qualificata, solo parzialmente  compensata  dai flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze», gli esperti della Svimez avvertono: «Questa dinamica  determina,  soprattutto per il Mezzogiorno, una prospettiva demografica assai preoccupante di spopolamento, che riguarda in particolare i piccoli centri sotto i 5 mila abitanti».

Riducendo lo zoom, quindi ampliando la vista sullo scenario nazionale complessivo, si osserva però un doppio divario: nel 2018 il Sud cresce meno del Centro Nord e, nello stesso periodo, l’Italia rallenta vistosamente rispetto all’Unione Europea. Il presidente della Svimez, Adriano Giannola, parla di «ultima spiaggia non solo per il Sud, ma per l’intero Paese». E il progetto di autonomia differenziata, evidenzia l’economista, «tende a consolidare la situazione di indebito privilegio nella distribuzione delle risorse, che si manifesta in diritti di cittadinanza estremamente divaricati fra Nord e Sud, in modo non costituzionalmente corretto.

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.”[1]

Come atterreremo, cari italiani?

Di seguito gli articoli scaricabili:


[1] Citazione dal film L’odio

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