Se gli orizzonti delle politiche pubbliche sono quelli dell’innovazione

Partiamo dai dati che fotografano lo stato dell’arte: a quanto pare, secondo il Rapporto regionale PMI 2020 realizzato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, partendo dai bilanci delle Pmi e simulando l’evoluzione del cashflow emerge che più di un terzo delle 156mila società analizzate (60mila unità secondo lo scenario base e 70mila in caso di una nuova ondata di contagi dopo l’estate) potrebbero entrare in crisi di liquidità prima della fine dell’anno. Secondo gli analisti servono iniezioni di liquidità tra i 25 e i 37 miliardi di euro per sostenere queste Pmi. Ovviamente lo scenario peggiore fa subito pensare a un effetto sociale importane se si considera che sono circa 1,8 milioni i lavoratori impiegati nelle aziende più a rischio. Confindustria chiede ora «una decisiva svolta di policy»: proseguire con le misure a sostegno della liquidità delle imprese adottate nei mesi scorsi e partire con riforme strutturali.

L’orizzonte della ripresa e dello sviluppo per molti è chiarissimo e si riassumono in poche parole-chiave: #Europa, #green, #sussidiarietà e #sostenibilità insieme a #coesione, #creatività, #digitale, #flessibilità e #cultura. È quanto esce dal Festival della Soft Economy organizzato da Fondazione Symbola. Il direttore della Fondazione Symbola Domenico Sturabotti ha detto che le imprese più coesive – cioè in stretta relazione con il contesto in cui operano, quindi con i dipendenti, i fornitori, i clienti – sono quelle che hanno saputo rispondere meglio alla crisi generata dal Covid-19 perché la vicinanza al proprio territorio le rende più reattive, capaci di cogliere e interpretare con rapidità i cambiamenti in atto e di rispondere con flessibilità. Come? Esercizi di creatività, digitalizzazione e nuovi modelli di business ma anche nuovi modelli organizzativi (lo smart working diffuso e massiccio è stata la prova generale che si può fare). Serve però un ingrediente necessario: il coordinamento. “Il problema è che tutte queste energie positive si muovono ciascuna per conto proprio” ha dette Ermete Realicci, Presidente di Legambiente e della Fondazione Symbola, “mentre è necessario che le idee vengano messe insieme con una strategia che dia priorità, ordine, logica”.

Da questo punto di vista è molto interessante il lavoro in corso presso la Regione Emilia-Romagna che, è utile ricordarlo, vede alla base della tenuta del “modello Emilia” il dialogo costante tra istituzioni, imprese, sindacati, scuole, atenei, riassunto dal 2015 nel “Patto per il lavoro” che, come ha precisato il Presidente della Regione Bonaccini, sarà rinnovato in ottobre e abbinato per la prima volta a un Patto per il clima, per gettare le basi di un futuro sostenibile che guarda al 2030. Ma Bonaccini ha detto un’altra cosa interessante: “È inutile perdere tempo a contare i posti di lavoro che perderemo, dobbiamo impegnarci per crearne di nuovi, sapendo che i mestieri di domani non saranno quelli che conosciamo oggi e che sempre più avranno a che fare con innovazione tecnologica, digitale e robotica”.

Per questo la Regione è impegnata, con altri attori del territorio, a far nascere il #BigDataHub, il più grande cantiere pubblico in corso all’ex Manifattura tabacchi di Bologna che ospiterà il data center del Centro meteo europeo e anche l’Agenzia meteo italiana, nonché uno dei più potenti supercomputer al mondo. L’ambizione è di diventare una delle prime “data valley” mondiali con l’idea che siano i big data a trainare la metamorfosi della manifattura e delle nuovo sistema di competenze. Dunque possiamo ancora sperare che le politiche pubbliche lancino il cuore oltre l’ostacolo e si orientino verso l’innovazione vera.

Lo staff di PIDMed

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