Un Paese più innovativo, sostenibile ed equo?

Riprendiamo alcuni degli higtlights del Rapporto Analisi dei Settori Industriali maggio 2020 di Intesa S. Paolo – Prometeia che parlano delle filiere messe in ginocchio in questi mesi dal Covid e delle capacità di resilienza acquisite grazie ad interventi fatti nella fase di crisi economica che si era avviata dal 2008:

– Il manifatturiero italiano è stato fortemente colpito dal duplice shock di domanda e offerta indotto dalla pandemia;

– In controtendenza, la Farmaceutica (+4.2%) sta beneficiando dell’accresciuta domanda e dell’eccellente posizionamento nella filiera globale del valore;

– La ripresa costituirà un’opportunità di trasformazione e modernizzazione del nostro tessuto produttivo, accelerando processi di innovazione e digitalizzazione già avviati nell’ambito della transizione verso il 4.0, che andranno a rinvigorire il ciclo degli investimenti;

– Le tecnologie green giocheranno un ruolo chiave, anche alla luce delle scelte fatte a livello comunitario;

– Nuove opportunità di crescita potrebbero giungere da una maggiore regionalizzazione delle catene del valore, che vedrà un irrobustimento delle piattaforme produttive europee, dove le imprese italiane potranno contare su un buon livello competitivo per conquistare spazi;

– La crisi avrà impatti sulla redditività manifatturiera, ma meno intensi rispetto al 2009. Il tessuto produttivo si presenta infatti, ad oggi, rafforzato rispetto al passato, in termini di liquidità e patrimonializzazione, e quindi potenzialmente più resiliente. I provvedimenti adottati a sostegno delle imprese, inoltre, saranno efficaci nell’evitare che eventuali squilibri si riversino lungo le filiere, danneggiando gli anelli più deboli della catena del valore.

In questo scenario si inseriscono interventi come l’arrivo di 900 milioni da Google per le pmi e il piano #piccolegrandimprese che Facebook ha lanciato sempre in soccorso delle pmi italiane. Google prevede interventi vari di formazione e, fra questi, un grant di 1 milione di euro a Unioncamere per offrire formazione specifica e assistenza da parte di esperti a imprese e lavoratori, cui seguiranno altri strumenti, progetti. Facebook invece nei prossimi sei mesi proporrà prodotti e servizi per aiutare le pmi a sviluppare la digitalizzazione, compreso uno strumento che consente di fare una diagnosi dell’efficacia della propria presenza digitale.

Si apre dunque una questione-chiave: chi farà la sintesi di queste iniziative? Perché riteniamo che tutte le risorse  a disposizione (anche quelle ridondanti come strumenti di autovalutazione e assessment sul tema “pmi e digitale”) sarebbero da integrare nel disegno articolato dal Piano Nazionale Impresa 4.0, organizzando occasioni e interventi all’interno di un quadro unico. Come dice Mariana Mazzuccato: L’Italia ha bisogno di un modo diverso di pensare alla politica economica e in particolare la strategia industriale. Solo attraverso la riproduzione di esperienze virtuose di collaborazione tra pubblico e privato sarà possibile realizzare un rilancio e un rinnovamento della struttura produttiva del nostro Paese –un Paese più innovativo, sostenibile ed equo”.

Lo staff di PIDMed

Scarica la rassegna stampa n.76

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *