L’indagine Excelsior: La Transizione Green

Nel 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”, fissando i cosiddetti Sustainable Development Goals (SDGs), avendo come prospettiva l’idea della sostenibilità intesa come una trasformazione profonda in cui aspetti economici, ambientali e sociali sono intimamente collegati. Trascorso un terzo dei quindici anni fissati dall’Agenda, si osserva che è ancora lungo il percorso per raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

L’impegno congiunto dei Paesi per la lotta ai cambiamenti climatici è stato formalizzato sempre nel 2015 anche con l’Accordo di Parigi, in cui i 190 Paesi firmatari si sono impegnati per combattere il cambiamento climatico e per accelerare e intensificare le azioni e gli investimenti necessari per un futuro sostenibile a basse emissioni di carbonio.  L’Accordo di Parigi, che è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, pone tra gli obiettivi mantenere l’aumento della temperatura globale di questo secolo ben al di sotto di 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e perseguire gli sforzi per limitare ulteriormente l’aumento della temperatura a 1,5 gradi Celsius.

Qual è la strategia green dell’Unione Europea?

Nel 2019 la Commissione Europea ha presentato la nuova strategia di crescita dell’Unione: il Green Deal Europeo che si dovrebbe concretizzare in una serie di misure che saranno realizzate nel prossimo futuro con l’intento di rendere l’Europa il primo continente al mondo neutrale da un punto di vista climatico entro il 2050.

Il Green Deal Europeo si articolerà attorno ad alcuni temi specifici, quali biodiversità, agricoltura e industria sostenibili, energia pulita, costruire e ristrutturare migliorando l’efficienza energetica degli edifici e nel rispetto dell’economia circolare, mobilità sostenibile, eliminazione dell’inquinamento. La crisi pandemica provocata dalla diffusione del Covid-19 non ha fermato le politiche per la rivoluzione verde, anzi, questa è diventata pilastro sempre più centrale della ripresa economica sia in Italia che in Europa. Il piano Next Generation EU mira ad una ripresa sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa per tutti gli Stati membri, investendo soprattutto nella transizione energetica e nella transizione digitale.  Ogni Paese è vincolato a destinare almeno il 37% dei fondi alla transizione verde, in linea con quanto stabilito dal Green Deal Europeo e con l’obiettivo di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030, e non meno del 20% alla transizione digitale.   I temi della Green Economy, dei Green Jobs e del loro impatto sul mercato del lavoro sono quindi l’elemento decisivo per una ripresa economica che passi attraverso la transizione ecologica.

La sostenibilità competitiva e la resilienza alla crisi sono oggi considerate due facce della stessa medaglia, ribadendo come la dimensione verde sia un fattore cruciale della resilienza europea e la risposta alla crisi viene vista come un’opportunità unica per accelerare il Green Deal europeo. In questa prospettiva, per cogliere le opportunità della green economy sarà indispensabile saper valutare in anticipo quali competenze professionali saranno necessarie per accompagnare e accelerare il processo di transizione. In questo contesto diventa ancora più importante lo sforzo intrapreso da Unioncamere per studiare il fenomeno della Green Economy, anche attraverso il progetto Excelsior realizzato in accordo con l’ANPAL.

Le ricerche del Sistema Informativo Excelsior sulla Green Economy

Il Sistema Informativo Excelsior fornisce diversi strumenti per studiare la Green Economy in tutte le sue diverse sfaccettature, sia dal lato degli investimenti delle imprese sia come impatto sul mercato del lavoro italiano.  Dall’edizione 2019 viene adottata la definizione di Green Job elaborata dallo statunitense National Center for O*NET Development a partire dalla ricerca “Greening of the World of Work: Implications for O*NET®-SOC and New and Emerging Occupations”. Il passaggio dalla ricerca originale del National Center for O*NET Development ad una classificazione utilizzabile ai fini Excelsior ha comportato un lavoro di transcodifica in più fasi: dalla classificazione SOC (Standard Occupational Classification) dei Green Jobs O*Net si è passati alla classificazione internazionale delle professioni ISCO-08, su cui è costruita quella europea ESCO e da quest’ultima alla CP2011 arrivando a definire un elenco di figure al V digit della classificazione.

Nel database O*NET viene considerato “green” ogni lavoro che potrebbe essere impattato dalla Green Economy e vengono identificate tre tipologie in funzione dell’effetto che questa nuova economia ha sui compiti, sulle skill e sulle conoscenze richieste dal lavoro:

  • green new and emerging: sono lavori unici, creati per soddisfare i bisogni della nuova Green Economy;
  • green enhanced skills: sono lavori esistenti che richiedono cambiamenti significativi in compiti, skill e conoscenze;
  • green increased demand: sono lavori esistenti per i quali ci si aspetta un incremento della domanda grazie all’incremento della Green Economy ma non richiedono significanti cambiamenti nei compiti, skill o conoscenze. Sono lavori considerati indirettamente green in quanto supportano le attività della Green Economy ma non implicano alcun compito strettamente green.

Inoltre, nel Sistema Informativo Excelsior viene rilevata la richiesta delle imprese di competenze green ovvero dell’“attitudine al risparmio energetico e sensibilità alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività aziendali”. L’attitudine green delle risorse umane misura il grado di sensibilità al tema, è pervasiva, quindi trasversale nelle professioni e nei settori, e può riguardare attività lavorative che agiscono attivamente o passivamente rispetto le attività e le tecnologie della Green Economy. A seconda della professione rappresenta una propensione che può essere di supporto alla transizione verde implementando strumenti e attività e/o essere solo utilizzatrice di questi strumenti, regole e prassi utili a supportare un approccio green.

Scarica QUI l’indagine condotta dalla Camera di Commercio di Salerno

Per maggiori approfondimenti https://bit.ly/3maHer7  e https://bit.ly/3snSaFg

#SistemaExcelsior

L’umano è una mente, un progetto, una libertà di Alex Giordano

Cosa dobbiamo aspettarci dall’epoca post-pandemica? Da dove dobbiamo ripartire per scrivere nuove forme di futuro? Sono domande che ognuno di noi si pone in questi giorni che sia studente, insegnante, imprenditore o altro, perché la vita di ognuno è oggi profondamente condizionata dal caos, come l’ha chiamato Franco Berardi nel corso del ciclo di Seminari #NoExit, che il Covid ha prodotto. È un caos che si trova in vari campi: quello ambientale, quello geopolitico, quello sanitario. Ed è su questi campi che si sta creando il “gioco dei tempi a venire”.

Il caos si trova in campo ambientale, in campo geopolitico e in campo sanitario ed è su questi campi che si sta crendo il gioco dei tempi a venire.

Franco Beradi BIFO

Ne abbiamo parlato a #NoExit, una serie di incontri dedicati a 6 temi: Antropocene, Lavoro, Commons, Algoritmi, Modelli alternativi alla Silicon Valley e Futuro che qui di seguito riproponiamo tutti insieme.

Abbiamo deciso, infatti, di raccogliere in questo unico documento le registrazioni dei 6 incontri del ciclo #NoExit, che ha visto tra ottobre e dicembre alcuni scienziati sociali scelti tra i massimi esperti di tematiche cruciali della transizione post-pandemica ai quali è sato chiesto di analizzare il presente per tracciare alcune vie di fuga verso il futuro.

Prendete questa raccolta come un piccolo dono, una strenna, che consolida la partnership tra il progetto PIDMed ed il Societing Lab, nella speranza che si possa rivelare una lettura (multimediale) che sia di stimolo per immaginare nuove forme di futuro anche per la comunità della pmi coaugulate intorno al progetto PIDMed realizzato dalla CCIAA di Salerno e dall’Università Federico II di Napoli.

Seguite questi contenuti, anche scegliendo quelli che vi sembrano di vostro interesse: le analisi dei relatori che si sono avvicendati sono veramente interessanti e a risentirle tutte insieme offrono grandi stimoli di riflessione, sia per le letture speciali che ci danno sulla contemporaneità, sia per lo sguardo che ci invitano ad avere verso il futuro.

Ragionando di rapide evoluzioni e cambiamenti in corso si è parlato molto del ruolo della Cina in questo momento storico, come potenza emergente di fronte ad un occidente che, per usare le parole di Franco Berardi, “si trova da qualche anno in una fase di declino e disgregazione”. Collego mentalmente questa affermazione alla riflessione di Elisa Oreglia riguardo la compresenza di tre macro-modelli socio-economici che vedono un diverso rapporto fra lo Stato e il Mercato:

  • il modello Americano, dove l’innovazione è nelle mani del settore privato e dove c’è un certo scetticismo nei confronti dello Stato da parte dei cittadini e le aziende sono la forza benevola del progresso;
  • il modello Europeo, dove, secondo lei, si vuole prevedere il futuro e controllarlo, con un ruolo forte dello Stato nell’orientare i processi di cambiamento e un mercato che tende ad avere meno slanci innovativi;
  • il modello Cinese, in cui lo Stato viene visto come una forza positiva soprattutto nelle campagne e svolge un ruolo di supporto per le imprese lasciandole libere di crescere e diventare competitive a livello mondiale.

Gli algoritmi non sono per niente neutri

Tiziano Bonini

 

La Cina è dunque l’alter ego degli USA e della vecchia cara Europa nel suo rapido processo di innovazione socio-tecnica e -secondo le parole di Franco Berardi- oggi è un laboratorio perfetto in cui “congegni di Intelligenza Artificiale agiscono in integrazione con la cattura di dati dal mondo esistente” verso la progressiva creazione dell’”automa cognitivo globale”. L’elemento-chiave di questo processo di automatizzazione delle nostre vite è l’Algoritmo, ben spiegato da Massimo Airoldi e Tiziano Bonini, i quali hanno sottolineato come gli algoritmi, automatismi (oggi) eseguiti non da persone ma da macchine, non sono per niente neutri. Nel codice dell’algoritmo infatti entrano le culture degli sviluppatori e la stessa azione degli algoritmi produce un effetto di dipendenza dal percorso. In questo senso è la cultura stessa che diventa algoritmica e il design e i dati diventano “attori sociali”.

È la cultura stessa che diventa algoritmica e il design e i dati diventano “attori sociali”

Massimo Airoldi

 

Commons e gestione dei beni comuni sono una terza via, un nuovo modo di produzione che va oltre privato e pubblico e genera valore d’uso

Tiziana Terranova

Trovo tutto questo molto potente (ascoltate gli interventi indicati e capirete) e, per questo, trovo ancor più interessante le riflessioni di Tiziana Terranova che, di fronte a questa contingenza che sembra portarci dritto alla fine della storia, invece riapre con una proposta totalmente alternativa, che porta i Commons al centro di una diversa idea di società, in una nuova organizzazione dei beni comuni. Una terza via che va oltre il privato e il pubblico, per mettere a valore risorse collettive che possono produrre nuovo valore condiviso. Il passaggio concettuale, che si sta facendo anche grazie alle esperienze concrete realizzate sul campo, è quello di gestire i beni comuni collettivamente riconoscendone il peso per la produzione del loro valore d’uso e non solo per un eventuale valore finanziario. Certo, si tratta di un nuovo modo di produzione che chiede una reinvenzione del welfare e delle forme di governo in generale. Un’utopia? No! Ci sono già diversi beni gestiti secondo questa logica e città come Napoli sono un cantiere aperto da questo punto di vista.

Serve un nuovo modello sociale, più inclusivo e più attento alla valorizzazione delle risorse storico-culturali ed ambientali di un paese meraviglioso come l’Italia

Giustina Orientale Caputo

Pensando a questa nuova idea di valore dei beni comuni e di ruolo cooperativo delle persone all’interno delle comunità, risuonano le parole di Giustina Orientale Caputo che, chiamata a riflettere sul tema del lavoro, ha concluso l’incontro auspicando per il nostro paese un nuovo modello sociale, più inclusivo e più attento alla valorizzazione delle risorse storico-culturali ed ambientali di un paese meraviglioso come l’Italia. Serve, ha detto, immaginazione. Che forse è la ricetta necessaria anche per affrontare il tema dei temi, l’Antropocene, con tutti gli effetti nefasti che Gennaro Avallone non ha risparmiato di ricordare: quelli del clima, quelli ambientali, insieme a quelli sociali.

Antropocene è una parola che significa che miliardi di persone nel mondo riconoscono di avere un problema comune

Gennaro Avallone

Vie di uscita ne abbiamo?

I nostri relatori ci hanno indicato due fattori-chiave per uscire da questo caos. Forse non sono gli unici ma sono di certo rilevanti.

Il primo sono le donne. La loro autonomia, la libertà di scelta, la creazione di pari opportunità consentirà di dare una svolta al cambiamento. Al centro il tema della riproduzione che significa, come ha detto Gennaro Avallone, occuparsi dell’ambiente di vita e occuparsi della cura di questi ambienti. Alle donne Giustina Orientale Caputo ha aggiunto anche i giovani perché, a suo avviso, questi sono gli attori sociali dai quali può arrivare l’innovazione. Anche Tiziana Terranova, ricordando che viviamo in una BioCommons cioè in una dimensione biologica che è un bene comune, ha fatto riferimento alla necessità di ripensare l’umano nella sua relazione simpoietica anche con l’ambiente e ha confermato il ruolo-chiave della scelta delle donne nella procreazione.

L’altro fronte da pensare e ripensare è quello delle tecnologie. Tiziana Terronava ha sottolineato come sia da ripensare la relazione con il non umano e con gli oggetti tecnici. E Giustina Orientale Caputo ha detto che nel nuovo modello di sviluppo sociale dobbiamo considerare per forza come le tecnologie siano uno strumento potentissimo che ci può consentire nuovi salti e nuove immaginazioni.

Una parte dell’innovazione del futuro verrà dal basso e si baserà sull’adattare le risorse tecniche sulla dimensione locale
Elisa Oreglia

 

Elisa Oreglia, raccontando di Birmania, Cambogia ma anche della Cina (dove la presenza di schermi ovunque e i nuovi social come Tik Tok stanno producendo una società iper-connessa) ha detto che una parte dell’innovazione del futuro verrà dal basso e si baserà sull’adattare le risorse tecniche alla dimensione locale nella logica che Adam Arvidsson, direttore scientifico del ciclo #NoExit ed ottimo chairperson dei cinque incontri, ha definito economia industriosa.

Sembra interessante che la via di uscita che emerge dagli incontri di #NoExit presupponga un doppio binario: quello dell’innovazione sociale e insieme quello dell’innovazione tecnologica.

Non so dire se questa lettura sia la causa o l’effetto dello sguardo che anche noi abbiamo sul mondo, fatto sta che è proprio pensando all’esigenza di innovazione tecnologica e di innovazione sociale che, da qualche anno, stiamo svolgendo un lavoro artigianale e quotidiano fatto su più fronti:

  • quello dell’Università e quindi quello della ricerca, della didattica e della cosiddetta terza missione che, per noi, si traduce nella creazione di ponti soprattutto con le MPMI del territorio;
  • il fronte che appunto ci vedere collaborare al supporto dei processi di transizione digitale ed ecologica a cui sono chiamate le imprese (soprattutto grazie alle attività del progetto PIDMed);
  • e in ultimo il fronte dell’interazione interistituzionale, per il rafforzamento delle opportunità del territorio e per la co-creazione di una nuova cultura ecologica dell’agire pubblico a vantaggio del rafforzamento del capitale sociale.

In questo modo le piste di lavoro per il nostro 2022 sono tracciate. Nel nuovo anno verranno aperte le porte del Societing Lab, uno spazio speciale che sta nascendo nella sede e nell’ecosistema di San Giovanni a Teduccio, per favorire occasioni di incontro, studio, e interazione sui temi dell’innovazione sociale e tecnologica.

Sarà una palestra dell’innovazione, un luogo privilegiato per facilitare l’apprendimento e addestrare alla complessità.

La sua missione principale sarà quella di bridging: un ponte che dovrà facilitare l’incontro tra l’ecosistema universitario (della ricerca e della didattica) e tutti gli attori esterni: il mondo delle piccole e medie imprese; le altre istituzioni; organizzazioni formali e informali:

  • favorendo la crescita delle competenze innovative per gli studenti;
  • creando occasioni per facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di nuove professionalità;
  • supportando le micro, piccole e medie imprese verso le due grandi transizioni ecologica e digitale.

Exit o #NoExit? Parafrasando Michel Crozier noi anche quest’anno continueremo nell’esercizio della Voice perché «L’umano non è soltanto un braccio e non è soltanto un cuore. L’umano è una mente, un progetto, una libertà».

Buon Anno.
Speriamo bene 😉

GUARDA I VIDEO DEGLI INCONTRI NOEXIT

Scarica QUI la strenna di transizione 2021 – 2022 del progetto PIDMed con la raccolta di tutti i video di NoExit”

 

L’indagine Excelsior: Il mismatch territoriale di competenze digitali

La difficoltà di reperimento è uno degli effetti del mismatch domanda e offerta di lavoro, ossia quel fenomeno per cui le imprese hanno difficoltà a trovare i profili di cui necessitano. Questa problematica nel 2020 ha riguardato quasi una figura su tre (29,7%) sul totale delle entrate programmate. Conoscere la fenomenologia della difficoltà di reperimento è utile per mettere in piedi tutte quelle azioni utili alla riduzione del mismatch della domanda offerta di lavoro.
Si ripropone quindi il fondamentale tema dell’orientamento e dei relativi servizi di supporto, tra cui un’ampia informazione sui potenziali sbocchi lavorativi al momento di scegliere il percorso di formazione da intraprendere.
Una delle informazioni più preziose monitorate attraverso l’indagine Excelsior è la valutazione operata dalle imprese sulla difficoltà di reperimento delle figure professionali in entrata per cui l’approfondimento in questo post verterà sulla difficoltà di reperimento di digital skill per territorio e classe dimensionale di impresa
La richiesta di competenze digitali di base e la capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale si attesta addirittura al 60,4% delle entrate programmate del 2020.
Per comprendere il mismatch domanda – offerta di lavoro occorre anche esaminare il grado di difficoltà di reperimento delle competenze per il digitale a livello territoriale.
In particolare, di seguito si focalizzerà l’analisi sulle entrate riferite a una richiesta della competenza di importanza elevata, la cui difficoltà di riferimento è pari a 36,3% (dato nazionale). Il dato della difficoltà di reperimento a livello regionale e provinciale è del 32,1% della Regione Campania e del 30,6% in provincia di Salerno.

Per quanto riguarda la competenza di elevato livello riferita all’utilizzo dei linguaggi e metodi matematici e informatici, il dato nazionale della difficoltà di reperimento è pari al 38%, in particolare in Regione Campania è pari al 33,2% e in provincia di Salerno si attesta intorno al 26%.

Per quanto riguarda la competenza di elevato grado riferita all’utilizzo della tecnologia 4.0 per innovare processi, la difficoltà di reperimento è pari a 39,4%.

Il dato della difficoltà di reperimento a livello regionale e provinciale è del 34,4% in Campania e del 28,2% in provincia di Salerno.

Scarica  l’indagine  QUI condotta dalla Camera di Commercio di Salerno

Per maggiori approfondimenti https://bit.ly/3maHer7   |  https://bit.ly/3pOg9fJ

#SistemaExcelsior

L’indagine Excelsior: le competenze digitali per i giovani under 30

La richiesta di competenze digitali travalica i settori economici, i territori, le aree aziendali, i titoli di studio e i gruppi professionali, inoltre si dimostra un vettore di innovazione sia dei comparti più avanzati che dei settori più “tradizionali”. L’importanza delle competenze digitali come driver del successo produttivo, organizzativo e di business delle aziende merita di essere studiata anche in riferimento alle tematiche dell’occupazione giovanile.

Le entrate previste per il 2020 rappresentano un’opportunità per i più giovani che hanno acquisito competenze digitali durante gli anni di formazione scolastica o universitaria.

La domanda di nuovi occupati al di sotto dei 30 anni è costante per tutte le tipologie di competenze digitali analizzate, infatti i valori sono in un range tra il 28 e il 28,5% di giovani under 30 all’interno dell’insieme delle entrate programmate al quale sono richieste competenze digitali di grado elevato.

Per quanto riguarda la suddivisione delle entrate programmate di giovani under 30 nelle varie classi dimensionali di impresa, oltre ad un’ovvia prevalenza delle grandi imprese con oltre 500 dipendenti, si nota che le imprese che accolgono una percentuale più bassa di giovani con e-skills mix non sono le piccole o le piccolissime imprese, ma le medie. Infatti nella classe dimensionale 50-499 dipendenti abbiamo i valori più bassi per le entrate di under 29 con e-skills, 24,4% per la capacità di usare linguaggi matematici, 26,9% per le competenze digitali (valore però più alto rispetto alle piccole imprese, 26,2%), 24,4% per la capacità di applicare tecnologie 4.0.

Focus Territoriale

Per quanto concerne le entrate programmate nel 2020 di personale con elevate competenze di comunicazione visiva e multimediale, occorre fare un focus territoriale anche riguardo agli under 30.

  • Tra le entrate programmate con un elevato grado di importanza delle competenze di comunicazione visiva e multimediale abbiamo un valore pari al 28,2% in Regione Campania e al 29,3% in provincia di Salerno
  • Per le entrate programmate di under 30 con elevate capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici ci attestiamo intorno al 25% Regione Campania e 23% provincia di Salerno
  • Le entrate per elevato grado di importanza delle capacità di applicare tecnologie 4.0 è del 26,6% in Regione Campania e del 27,2% in provincia di Salerno.

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#SistemaExcelsior

L’indagine Excelsior: le professioni più rilevanti per il digitale e più difficili da reperire

Le informazioni del Sistema Informativo Excelsior permettono di individuare per ciascuna competenza per il digitale le professioni maggiormente coinvolte e fra queste quelle di più difficile reperimento. In generale, si evidenzia che tanto più sono ritenute importanti le e-skill maggiore è la difficoltà di trovare sul mercato il profilo professionale ricercato.

Iniziando dall’analisi della competenza digitale di base, i dati mostrano che la difficoltà di reperimento di figure con competenza di grado elevato è superiore di circa 6 punti percentuali rispetto a quando sono richiesti profili per i quali tali competenze sono ritenute poco importanti per lo svolgimento dell’attività lavorativa: nel primo caso la difficoltà di reperimento è pari al 36,3%, mentre nel caso di competenza di importanza bassa e medio-bassa è pari al 30,5%.

Focalizzando l’attenzione sulle figure per cui è richiesto con elevata importanza il possesso delle competenze digitali risultano le più difficili da reperire nel mercato del lavoro i tecnici programmatori (è difficile da reperire il 67,8% dei profili con elevata competenza in possesso), analisti e progettisti di software (65%), disegnatori industriali e agenti immobiliari (63,6%).

Le figure professionali più difficili da reperire quando le imprese ricercano con un elevato grado di importanza competenze digitali di base, come l’uso di tecnologie internet, capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale

Altresì osservando le competenze matematiche e informatiche, si evidenzia una crescita di oltre 7 punti percentuali del mismatch fra domanda e offerta di lavoro a seconda che il grado di importanza della capacità per l’attività lavorativa sia basso/medio-basso o elevato, passando da una difficoltà di reperimento del 30,9% al 38%. Nel dettaglio, quando le competenze matematiche e informatiche sono richieste con elevata importanza, tra le professioni per cui le imprese segnalano una più elevata difficoltà a reperire candidati (tabella 12) si evidenziano i tecnici programmatori (il 68,9% dei profili in entrata con questa competenza è di difficile reperimento), gli analisti e progettisti di software (68,4%), i disegnatori industriali (65%) e tecnici gestori di reti e di sistemi telematici (63,2%).

Le figure professionali più difficili da reperire quando le imprese ricercano con un elevato grado di importanza la capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici per organizzare e valutare informazioni qualitative e quantitative.

Per quanto riguarda la capacità di gestire soluzioni innovative applicando tecnologie 4.0, si riscontra un aumento della difficoltà di reperimento al crescere del grado di importanza della skill per le mansioni da svolgere (tabella 13). Si registra, infatti, una difficoltà del 39,4%, quando è molto importante rispetto alla quota del 32,2%, per i profili richiesti con un’importanza bassa e medio-bassa della capacità. Fra le figure di più difficile reperimento, quando le imprese sono alla ricerca di elevate competenze 4.0, si rilevano i tecnici gestori di reti e di sistemi telematici, per cui il 70,8% dei profili ricercati con questa competenza risulta difficile da trovare sul mercato del lavoro, i tecnici programmatori (69,4%delle entrate) e gli analisti e progettisti di software (68,1%).

Le figure professionali più difficili da reperire quando le imprese ricercano con un elevato grado di importanza capacità di gestire soluzioni innovative applicando tecnologie “4.0”.

Per tutte e tre le e-skill si tratta di figure di elevato profilo, appartenenti ai gruppi più specializzati, per lo più professioni specialistiche e tecniche, per cui la difficoltà di reperimento – nell’indagine rilevata anche per lo specifico settore e territorio – può essere spiegata dal ridotto numero di figure disponibili sul mercato per l’elevata concorrenza tra le imprese nella ricerca di queste figure, ormai strategiche in diverse funzioni aziendali e in alcuni casi di “nicchia”.

Scarica  l’indagine  QUI condotta dalla Camera di Commercio di Salerno

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L’indagine Excelsior: la difficoltà di reperimento dei titoli di studio con competenze digitali

La difficoltà di reperimento è uno degli effetti del mismatch domanda e offerta di lavoro, ossia quel fenomeno per cui le imprese hanno difficoltà a trovare i profili di cui necessitano. Questa problematica nel 2020 ha riguardato quasi una figura su tre (29,7%) sul totale delle entrate programmate in Italia, il 26% nella regione Campania ed il 23% nella provincia salernitana.

Conoscere la fenomenologia della difficoltà di reperimento è utile per mettere in piedi tutte quelle azioni utili alla riduzione del mismatch della domanda offerta di lavoro.

Le difficoltà straordinarie delle contingenze del 2020 e la complessità del contesto competitivo in cui le imprese operano si è tradotta nella ricerca di profili professionali con un mix complesso di competenze, da cui deriva la difficoltà di reperimento. Si ripropone quindi il fondamentale tema dell’orientamento e dei relativi servizi di supporto, tra cui un’ampia informazione sui potenziali sbocchi lavorativi al momento di scegliere il percorso di formazione da intraprendere. I fabbisogni professionali di competenze digitali richiedono anche il possesso di determinati titoli e percorsi di studio, per questo è opportuno comprendere anche la difficoltà di reperimento di risorse in base alle competenze. Tra gli indirizzi di studio per cui le imprese dichiarano una difficoltà di reperimento più alta, insieme a quelli direttamente legati alle diverse competenze per il digitale, si nota la presenza di indirizzi universitari come: ingegneria elettronica e dell’informazione, indirizzo scienze matematiche fisiche e informatiche, indirizzo psicologico e l’indirizzo di ingegneria industriale.

Per quanto concerne il livello legato agli ITS, gli indirizzi più difficili da reperire sono: Nuove tecnologie per il made in Italy – sistema casa, Nuove tecnologie per il made in Italy – meccanica e l’indirizzo relativo alle Nuove tecnologie per il made in Italy – moda, Tecnologie della informazione e della comunicazione ed Efficienza energetica.

Per quanto riguarda il livello secondario invece gli indirizzi più richiesti per le competenze digitali sono indirizzo meccanica, meccatronica ed energia, indirizzo produzione e manutenzione industriale e artigianale, indirizzo produzione e manutenzione industriale e artigianale e indirizzo sistema moda.

A livello dei diplomi professionali e di qualifica professionale gli indirizzi con maggiore difficoltà di reperimento sono impianti termoidraulici, meccanico, elettronico, grafico e cartotecnico, agricolo e benessere.

E nel nostro territorio?

Di seguito analizziamo le competenze digitali richieste dalle imprese ai profili in entrata rispetto ai principali indirizzi di studio sia a livello nazionale, regionale e territoriale.

Nella provincia salernitana la competenza digitale “Applicare tecnologie 4.0 per innovare i processi” in tre su quattro indirizzi di studio (Livello Universitario 69,2%, Livello Secondario 44,6% e Qualifica di formazione o diploma secondario 39,9%) è richiesta in misura maggiore in termini percentuali rispetto la regione Campania e il territorio nazionale.

La “competenza digitale di base” è in linea nel Livello Universitario e Livello Secondario, mentre per le figure provenienti da ITS e Qualifiche/Diplomi Professionali la richiesta è minore in termini percentuali.

Solo per il Livello Secondario (57,1% ) la competenza digitale di “utilizzo dei linguaggi e metodi matematici/informatici” risulta in relazione alla Campania (53%) e all’Italia (53,6%) superiore.

Scarica  l’indagine QUI condotta dalla Camera di Commercio di Salerno

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L’indagine Excelsior: Titolo di Studio e Competenza Digitale

La centralità dell’acquisizione di competenze nei percorsi di studio e formazione è una delle sfide dei prossimi anni, in un’ottica di lifelong learning, ossia l’apprendimento permanente, anche in età avanzata.  Conoscere le richieste del mondo produttivo in termini di formazione e competenze richieste serve a ricalibrare i programmi di apprendimento, le materie di approfondimento soprattutto in un’ottica di accesso a programmi innovativi e aggiornati in grado di contrastare il fenomeno dell’obsolescenza delle competenze. La centralità dell’acquisizione delle competenze nel mondo del lavoro, la continua innovazione, i processi di trasformazione digitale implicano che i percorsi di formazione e di istruzione siano mirati, adatti al contesto e al mercato, nonché fondamentali nella gestione delle transizioni tra i posti di lavoro nella vita di ogni lavoratore. Il livello e l’indirizzo di studio riferiti alle previsioni di assunzione delle imprese italiane nel 2020 costituiscono un significativo elemento di analisi anche rispetto all’offerta formativa presente sul territorio ed alla sua adeguatezza rispetto alle richieste delle imprese, da sempre un elemento rilevante della programmazione offerta dagli Istituti italiani.

Dall’analisi della richiesta di e-skill per livello di istruzione, si evidenzia innanzitutto che al crescere del titolo di studio aumenta la quota di competenza necessaria per lo svolgimento della professione come si evince dal grafico. Nel dettaglio le abilità digitali di base, quali l’utilizzo delle tecnologie internet e la capacità nella gestione di strumenti di comunicazione visiva e multimediale, sono necessari per la quasi totalità dei laureati (di cui il 65,2% sono profili richiesti con competenze di grado elevato). Importante anche la quota (circa l’85%) per i diplomati in istituti tecnici superiori (ITS) e per il 51% di questi sono ritenute di elevata importanza nella mansione da ricoprire. Per oltre la metà dei diplomati le competenze digitali sono necessarie e per oltre un quarto sono richieste con grado elevato. Per le figure in entrata con qualifica di formazione professionale le competenze risultano necessarie per il 60% delle entrate per oltre un terzo sono ritenute di elevata importanza. La capacità di utilizzare linguaggi o metodi matematici viene ritenuta necessaria dalle imprese per l’83,2% delle entrate programmate di laureati, e per il 43,7% di questi rappresenta un requisito fondamentale per svolgere il lavoro. Anche i diplomati presentano quote superiori alla media della domanda di questa competenza sia per la necessità complessiva del 53,6% sia per il grado elevato pari al 16%. Infine, la capacità di gestire soluzioni innovative è richiesta al 62,1% dei laureati e per il 28,3% questa componente è considerata di elevata importanza. Si osserva per i diplomati una quota di richiesta necessarie pari al 36,5% e di importanza elevata per il 11%.

ANALISI DELLE ATTESE DELLE IMPRESE RISPETTO ALLE COMPETENZE FORNITE DAI SINGOLI LIVELLI DI STUDIO

Livello universitario

Per le imprese il possesso di competenze, come l’uso di tecnologie internet, e capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale, risulta di importanza di grado elevato per l’indirizzo ingegneria elettronica e dell’informazione (il 98,1% ne riconosce un’importanza di elevato livello), l’indirizzo scienze matematiche, fisiche ed informatiche 96,1%) e l’indirizzo statistico (88,3%).

Passando all’analisi dell’importanza riferita alla capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici, si evidenzia come sia principalmente attesa dalle imprese in relazione ai seguenti percorsi universitari: ingegneria elettronica e dell’informazione (il 77,8% ne riconosce un’importanza di elevato grado), l’indirizzo agrario, agroalimentare e zootecnico (il 72,6% ne riconosce un’importanza di elevato grado) e l’indirizzo scienze matematiche, fisiche e informatiche (il 68,8% ne riconosce un’importanza di elevato grado).

Secondo la medesima logica infatti si può procedere all’analisi della capacità di utilizzare tecnologie 4.0 per innovare i processi, evidenziando come tale competenza di elevato livello sia attesa dalle imprese in relazione ai seguenti percorsi universitari: ingegneria elettronica e dell’informazione (60,8%), l’indirizzo scienze matematiche, fisiche e informatiche (58,2%) e altri indirizzi di ingegneria (42,8%).

Livello post secondario, gli Istituti Tecnici Superiori

All’interno dei percorsi di istruzione tecnica superiore, gli indirizzi per cui si evidenzia una più elevata importanza del possesso di competenze come l’uso di tecnologie internet, e capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale, sono: tecnologie dell’ informazione e della comunicazione (il 94,9% dichiara un livello elevato di importanza), l’indirizzo agroalimentare – nuove tecnologie per il made in Italy (81,9% di grado elevato ) e l’indirizzo marketing e sostenibilità – Nuove tecnologie per il made in Italy (75,9% di grado elevato).

Passando all’analisi del possesso della capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici, gli indirizzi ove si riscontra un’importanza di grado elevato di questo genere di capacità sono: tecnologie dell’ informazione e della comunicazione (62,6%), l’indirizzo marketing e sostenibilità per le nuove tecnologie made in Italy (47,6%) e tecnologie innovative per i beni e le attività culturali (44,1%).

Secondo la medesima logica infatti si può procedere all’analisi degli indirizzi ove la capacità di utilizzare tecnologie 4.0 per innovare i processi è considerata di più elevata importanza. Per cui sono l’indirizzo agroalimentare per le nuove tecnologie per il made in Italy (44,3%), Tecnologie della informazione e della comunicazione (43,4%) e l’indirizzo di meccanica per le nuove tecnologie per il made in Italy (34%).

Livello secondario.

All’interno dei percorsi di istruzione secondaria, gli indirizzi per cui si evidenzia una più elevata importanza del possesso di competenze come l’uso di tecnologie internet e capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale, sono: indirizzo informatica e telecomunicazioni (con l’82,8% di richiesta di competenze di livello elevato), il liceo indirizzo linguistico (41,4% di richieste di livello elevato) e l’indirizzo amministrazione, finanza e marketing con circa l’80% complessivo di cui il 41,6% di richieste di livello elevato.

Passando all’analisi del possesso della capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici, gli indirizzi ove si riscontra una più elevata importanza di questo genere di capacità vedono al primo posto ancora l’indirizzo informatica e telecomunicazioni (39,7% di richieste di livello elevato), a seguire indirizzo costruzioni ambiente e territorio (22,9%) e indirizzo elettronica ed elettrotecnica (22,2%). Importante anche la richiesta complessiva di digital skills per i diplomati al liceo linguistico e all’indirizzo amministrazione, finanza e marketing.

Secondo la medesima logica infatti, si può procedere all’analisi degli indirizzi ove la capacità di utilizzare tecnologie 4.0 per innovare i processi è considerata di più elevata importanza. Al primo posto per la richiesta di competenze di livello elevato (figura 45) anche in questo caso, l’indirizzo informatica e telecomunicazioni (33,4%), a seguire indirizzo elettronica ed elettrotecnica (18,9%), indirizzo meccanica meccatronica ed elettrotecnico (12,5%), dati importanti anche per il liceo artistico (13,7%) e per gli altri licei (classico, scientifico e scienze umane) con il 12,4%.

Livello qualifica formazione professionale o diploma professionale

Analizzando l’importanza dell’uso di tecnologie internet e capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale per gli indirizzi di Istruzione e Formazione Professionale, emerge che la richiesta di competenze di grado elevato caratterizzano l’indirizzo elettronico (60,2%), l’indirizzo commerciale amministrativo segretariale (32,8%) e l’indirizzo servizi di vendita (20,1%).

Passando all’analisi riferita alla capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici, si evidenzia come le imprese si attendano un grado elevato di tale capacità per gli indirizzi: indirizzo elettronico (25,2%), indirizzo legno (20,9%) e indirizzo amministrativo segretariale (17,3%).

Infine, per quanto riguarda la capacità di applicare tecnologie “4.0” per innovare processi si osserva che è ancora una volta l’indirizzo elettronico (il 25,4% dichiara un livello alto di importanza), indirizzo impianti termoidraulici (il 17% dichiara un livello alto di importanza) e l’indirizzo legno (il 15,4% dichiara un livello alto di importanza) ad assegnare i livelli più elevati di importanza a questa capacità.

 

Scarica  l’indagine QUI condotta dalla Camera di Commercio di Salerno

Per maggiori approfondimenti https://bit.ly/3maHer7   |  https://bit.ly/3pOg9fJ

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L’indagine Excelsior: capacità di applicare tecnologie “4.0” per innovare processi

Esaminando i dati della capacità di applicare tecnologie “4.0” per innovare processi per gruppi professionali, si osserva che questa competenza viene richiesta – con importanza elevata – per il 33,7% % delle assunzioni di professioni specialistiche, per il 33,2% dei dirigenti e per il 21,7% delle professioni tecniche.

Le imprese richiedono con elevata importanza la capacità di gestire soluzioni innovative applicando tecnologie “4.0” per almeno la metà delle entrate di ingegneri elettronici e in telecomunicazioni, analisti e progettisti di software, progettisti e amministratori di sistemi, tecnici programmatori, ingegneri meccanici, tecnici gestori di reti e di sistemi telematici e approvvigionatori e responsabili acquisti.

Sono soprattutto professioni con un alto grado di specializzazione e tecniche, riconducibili ai settori della manifattura avanzata che in questi anni si sta dotando in maniera estensiva delle tecnologie e delle soluzioni industriali integrate e digitalizzate, e che molto probabilmente nel breve periodo risentirà ulteriormente della spinta alla digitalizzazione e alla trasformazione tecnologica per le misure a livello nazionale ed europeo previste per il rilancio dell’economia.

E nel nostro territorio?

In provincia di Salerno le imprese hanno previsto un totale di 59.220 entrate nel 2020. Ed al 41,6% dei lavoratori salernitani sono richieste competenze di applicazione delle tecnologie “4.0” per innovare i processi, come visto nei post precedenti.

Dall’analisi dei gruppi professionali si evidenzia che il possesso di questa competenza è richiesta con quote superiori al 50% ai Dirigenti e Professioni intellettuali e scientifiche, alle Professioni tecniche e agli Impiegati per i quali le imprese ritengono che la suddetta competenza debba essere anche di “elevata importanza”, per i Dirigenti e Professioni intellettuali e scientifiche è pari al 37,4% (quota% delle entrate per le quali la competenza è ritenuta elevata sul totale), al 24,6% per le Professioni tecniche ed al 17,3% per gli Impiegati.

Scarica QUI l’indagine condotta dalla Camera di Commercio di Salerno

Per maggiori approfondimenti https://bit.ly/3maHer7   |  https://bit.ly/3pOg9fJ

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L’indagine Excelsior: capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici

La capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici, viene ormai vista dalle imprese come una competenza di base che le risorse debbono possedere.

Analizzando il fabbisogno per gruppi professionali si osserva che è necessario con importanza elevata per il 56,7% degli ingressi di dirigenti, per il 50,4% delle professioni intellettuali, scientifiche e con elevata specializzazione, per il 35,2% delle professioni tecniche e per il 30% per gli impiegati.

Al contrario, solo per il 7,7% delle entrate di conduttori di impianti e operai di macchinari fissi e mobili è considerata una capacità di grado elevato, la percentuale scende ulteriormente al 3,4% per le professioni non qualificate.

Esaminando la richiesta delle imprese nel dettaglio delle professioni, emerge che la padronanza dei linguaggi e metodi matematici e informatici è più di frequente associata a ingegneri elettronici e in telecomunicazioni, specialisti in contabilità e problemi finanziari, analisti e progettisti di software. La competenza risulta importante anche per ingegneri civili e professioni assimilate, tecnici programmatori, progettisti e amministratori di sistemi. Si tratta per lo più di professioni che rientrano nel gruppo delle professioni ad elevata specializzazione, e di alcune figure tecniche. Si osservano comunque quote di richiesta con un elevato grado di importanza di questa skill ben al di sopra della media anche tra le professioni impiegatizie (personale addetto compiti di controllo e addetti alla gestione degli acquisti) e gli operai specializzati (ad esempio manutentori e riparatori apparati elettronici industriali e di misura).

Il panorama delle professionalità per cui questo know-how risulta fondamentale è dunque piuttosto eterogeneo, ad ogni modo la capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici per organizzare e valutare le informazioni è considerata più importante per le professioni designate alla gestione e alla progettazione delle soluzioni software e dei sistemi informatici, come si vedrà anche dall’analisi per area aziendale.

E nel nostro territorio?

In provincia di Salerno le imprese hanno previsto un totale di 59.220 entrate nel 2020. Ed al 49,9% dei lavoratori salernitani sono richieste competenze di linguaggi e metodi matematici e informatici, come visto nei post precedenti.

Ma quali sono le professioni alle quali sono più richieste queste capacità nella nostra provincia?

Dall’analisi dei gruppi professionali si evidenzia che il possesso di competenze dei linguaggi e metodi matematici/informatici sono richieste con quote molto alte ai Dirigenti e Professioni intellettuali e scientifiche ed alle Professioni tecniche, per i quali le imprese ritengono che la suddetta competenza debba essere anche di “elevata importanza”, per i Dirigenti e Professioni intellettuali e scientifiche è pari al 50,5% (quota% delle entrate per le quali la competenza è ritenuta elevata sul totale) e al 33,3% (quota% delle entrate per le quali la competenza è ritenuta elevata sul totale) per le Professioni tecniche.

Scarica QUI l’indagine condotta dalla Camera di Commercio di Salerno

Per maggiori approfondimenti https://bit.ly/3maHer7   |  https://bit.ly/3pOg9fJ

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L’indagine Excelsior: capacità di utilizzare competenze digitali

La capacità di utilizzare il digitale, come l’uso di tecnologie Internet, e di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale, viene ormai vista dalle imprese come una competenza di base che le risorse umane debbono possedere. Dall’analisi per gruppi professionali, si evidenzia che la competenza è ritenuta molto importante per oltre il 50% delle entrate dei gruppi più elevati. Infatti, il possesso di competenze digitali con elevata importanza supera la media del 21,8% (come visto nel post precedente), per le professioni specialistiche (74,7%), i dirigenti (66,4%), le professioni tecniche (60,5%) e gli impiegati (52,4%). Al contrario per appena lo 0,4% delle professioni non qualificate si ritiene che sia importante il possesso della competenza.

Si riscontrano professioni a cui sono richieste le competenze digitali con un elevato grado di importanza con quote vicino al 100% sia nei gruppi delle professioni specialistiche e tecniche (come per esempio analisti e progettisti di software, progettisti e amministratori di sistemi, ingegneri energetici e meccanici, ingegneri elettronici e telecomunicazioni, tecnici programmatori, tecnici esperti in applicazioni), ma anche tra gli impiegati (per gli addetti all’immissione dati e gli addetti alla contabilità),e si osservano valori elevati anche per alcune figure di operai specializzati (installatori, manutentori e riparatori di apparecchiature informatiche e manutentori e riparatori apparati elettronici industriali e di misura).

E nel nostro territorio?

In provincia di Salerno le imprese hanno previsto un totale di 59.220 entrate ripartite, per gruppo professionale.

La trasformazione digitale in atto nelle imprese italiane è un driver rilevante della richiesta di figure professionali con competenze digitali e le competenze digitali rappresentano un tema strategico per lo sviluppo del Paese. La competitività delle imprese del nostro territorio passa attraverso l’investimento sul capitale umano e sulla capacità di attrarre figure con gradi sempre più elevati di e-skill.

Al 58,7% dei lavoratori salernitani sono richieste competenze digitali di base, come visto nei post precedenti. Ma quali sono le professioni alle quali sono più richieste queste capacità nella nostra provincia?

Dall’analisi dei gruppi professionali si evidenzia che il possesso di competenze digitali sono richieste con quote molto alte ai Dirigenti e Professioni intellettuali e scientifiche ed agli Impiegati, per i quali le imprese ritengono che la competenza digitale debba essere anche di “elevata importanza”, per i Dirigenti e Professioni intellettuali e scientifiche è pari al 74,8% (quota% delle entrate per le quali la competenza è ritenuta elevata sul totale) e al 57,6% (quota% delle entrate per le quali la competenza è ritenuta elevata sul totale) per gli Impiegati.

Nel seguente grafico riportiamo la suddivisione per gruppi professionali per le competenze digitali di base richieste dalle imprese salernitane.

Scarica QUI l’indagine condotta dalla Camera di Commercio di Salerno

Per maggiori approfondimenti https://bit.ly/3maHer7   |  https://bit.ly/3pOg9fJ

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