«Il Paese deve essere ottimista perché le piccole imprese hanno la capacità di muoversi con rapidità». Così Matt Brittin, presidente Emea Google della divisione Business & Operations invita l’Italia a non sottovalutarsi.

Intanto, è partito “Smarter Italy” 2019-2023, un programma di innovazione che coinvolgerà le PA insieme alle imprese: gli appalti di innovazione e l’IA saranno i primi capitoli del programma a partire, nel frattempo si sta lavorando alla strategia nazionale sulla blockchain, al progetto Ue sui semiconduttori, allo sviluppo di un supercalcolatore presso il Cineca di Bologna e a una struttura nazionale di cloud unico per le imprese armonizzando i data center sparsi nel Paese. L’obiettivo del Ministro Di Maio sarebbe quello di raddoppiare la dote, arrivando a 100 milioni di euro.

Per le iniziative di blockchain, anche quelle relative alla criptovaluta Bitcoin, che non corrisponderanno ai requisiti tecnici dettati dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), il riconoscimento del valore legale potrà avvenire «caso per caso», senza che queste siano escluse in partenza, è questo l’indirizzo che dovrebbe prevalere in sede di attuazione della disposizione contenuta nel ddl di conversione del decreto legge semplificazioni.

Il vero gap rimangono le competenze 4.0, ragion per cui sono stati previsti 55 milioni nei prossimi due anni per gli Istituti Tecnici Superiori.

L’Italia, dice Massimo Banzi (uno dei padri di Arduino), si trova in una situazione  particolare:  tutte le aziende che lavorano nella robotica o nella manifattura ad alta precisione, hanno fame di tecnici ed esperti. Ma l’Italia diventa sempre meno attrattiva e migliaia  di  persone  qualificate  nate  nel nostro Paese si trasferiscono. Un esodo che, abbinato con la scarsa capacità di attrarre immigrazione qualificata, mina seriamente le nostre prospettive future. Se l’Italia vuole rimanere  in  testa  alle  classifiche deve fare uno sforzo investendo sull’istruzione. Inoltre, dice Banzi, diventa fondamentale “democratizzare” le tecnologie rendendole più comprensibili  ad un pubblico più ampio perché se ci aspettiamo che le aziende italiane  adottino  le  metodologie dell’Industria 4.0, ci serviranno parecchi tecnici e  persone esperte. 

Se non ora, quando?

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