Parola chiave della settimana: mismatch. Eh si: perché se da una parte le tecnologie avanzano sempre più velocemente, dall’altra le competenze faticano a stare al passo così come la mancanza di competenze necessarie ad accogliere la trasformazione.

Pare che in Italia, secondo dati riportati da EY, nei prossimi 5 anni e salvo revisioni dell’età pensionabile, ci saranno circa 2,5 milioni di posti di lavoro disponibili. Il problema è individuato, in questo momento, in capo alle piccole imprese: le grandi aziende, infatti, si stanno aggiornando per mantenersi in linea con il progresso investendo per adottare tecnologie e in corsi di aggiornamento professionale, cosa che non stanno invece facendo le piccole e medie imprese. Il rischio, per altro, è che se le PMI rimangono indietro si generi un rallentamento dell’intera filiera.

Interessante l’analisi proposta attraverso l’indice Eides (European Index of Digital Entrepreneurship Systems), recentemente sviluppato da Imperial College di Londra e Università di Pécs in Ungheria, insieme all’Institute for Prospective Technological Studies (Ipts) del Joint Research Center della Commissione Europea.

Secondo questo indice il nostro Paese presenta un vantaggio relativo in termini di livello di collaborazione/ networking tra aziende e rapporti di filiera. Elevati sono i tassi di imprenditorialità nei settori tradizionali, tante le iniziative di supporto sul territorio. Buono è anche il livello di maturità delle nostre imprese e la loro capacità di competere sui mercati internazionali. L’Italia dispone inoltre di un mercato interno particolarmente sviluppato, con una domanda che chiede soluzioni di qualità. Ciò nonostante, la componente digitale dell’indice Eides segnala un’adozione insufficiente delle tecnologie tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione, un livello ancora basso di affidabilità dell’infrastruttura digitale e ampi margini di miglioramento per lo sviluppo di leggi e regolamenti a tutela della riservatezza nell’uso dei dati e della sicurezza del consumatore, definite condizioni di stan-dup per l’imprenditoria digitale.

I vulnus su cui ci si deve concentrare sono: l’attrazione e la formazione di capitale umano high- skilled, la promozione della cultura imprenditoriale e, più in generale, l’abbattimento degli ostacoli che rendono complessa la crescita delle aziende.

La strada è segnata, ora tocca percorrerla ma di corsa!

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