Cosa manca al sistema produttivo italiano  per attrarre innovazione e finanziamenti, per creare nuova tecnologia e per tradurre questi processi in benessere socio-economico diffuso?

Secondo Carlo Ferro -Presidente Ice-Agenzia, Adjunct professor of strategies for emerging technologies Università Cattolica del Sacro Cuore-  ci sono 4 risposte: 1. non mancano i capitali ma un venture capital che sappia rischiare capitali; 2. non è diffusa la capacità finanziaria delle università di investire nell’industrializzazione dei risultati della ricerca; 3. manca la scala: sia gli incubatori che la ricerca non fanno sistema e così sono  frammentate in identità accademiche o regionali; 4. la cultura e le norme lasciano le stigmate del “fallimento” sull’imprenditore che ha tentato senza successo una nuova avventura.

Ferrero, però, riconoscere che in Italia ci sono vari fattori abilitanti il successo: la qualità dei ricercatori e degli scienziati italiani, che si fanno valere in patria come all’estero; l’ecosistema di grandi e medie imprese che fertilizza le filiere nella seconda economia manifatturiera d’Europa; l’imprenditorialità di un Paese di 4 milioni di Pmi; una struttura di costo dove un ingegnere o un programmatore software costa fra un terzo e un quarto dell’equivalente americano e dove, da qualche anno, norme fiscali incentivano gli investimenti in startup. Sono proprio questi fattori che, secondo Ferrero, potrebbero favorire il nostro Paese nello sviluppo dell’economia digitale ed dell’economia circolare.

Che sia il momento buono anche per l’Italia?

 

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