Notizie della settimana dal 25 giugno al 1 luglio

Qualche anno fa un Ministro italiano disse: “Con la cultura non si mangia”. E invece, udite udite, nel 2018 il sistema produttivo culturale e creativo in Italia ha sfiorato i 96miliardi di euro, il 6,1% del Pil, crescendo del 2,9% in termini di valore aggiunto e dell’1,5% per occupati, a fronte di dati dell’economia nazionale fermi rispettivamente a +1,8% e +0,9%.

Cioè, secondo il rapporto “Io sono cultura” di Fondazione Symbola e da Unioncamere, è un settore che genera più valore aggiunto della sanità e ha all’incirca gli  stessi impiegati del settore delle  costruzioni. La cosa interessante è che le imprese della cultura estendono il loro valore oltre il proprio perimetro. E’ stato stimato, infatti, che per ogni euro di valore aggiunto prodotto dal settore, nel resto dell’economia se ne attivano mediamente 1,77. Un effetto moltiplicatore che dà vita a una “filiera” culturale da 265,4miliardi, in lieve aumento rispetto al 2017.

Ma non è tutto: la scorsa settimana l’industria creativa si è presentata anche nel suo lato più innovativo dando l’occasione a varie startup ad alto profilo tecnologico – selezionate da una giuria internazionale presieduta da Bernd Fesel (European Creative Business Network) di farsi conoscere.

Anche i dati europei sono molto interessanti: con più di 12 milioni di addetti nella Unione Europa ( 2 volte e mezzo di più dell’automotive e 5 volte di più dell’industria chimica), l’industria culturale e creativa contribuisce per il 5,3% al valore aggiunto e per il 4% al prodotto interno lordo europeo.

Ugo Bacchella, presidente di Fondazione Fitzcarraldo, ha precisato che “la cultura è diventata un asset strategico e rientra a pieno titolo nelle politiche di sviluppo economico”,  “Il punto di svolta è  stata l’Agenda europea per la cultura” ha spiegato spiega Pier Luigi Sacco, docente allo Iulm di Milano e advisor Commissario Ue alla cultura “dove di fatto la cultura viene valutata in relazione alla capacità documentata di generare impatti positivi su aree come la salute, la coesione sociale e il rapporto con l’innovazione aprendo così a tutto l’orizzonte delle startup innovative e della social innovation”.

Forse il sistema economico è ancora sulla scia del nostro citato ex Ministro; va registrato, infatti, che gli investitori sono ancora pochi, attratti soprattutto dalle startup culturali che fanno leva sul digitale mentre complessivamente le banche non hanno le competenze per cogliere le specificità dell’industria creativa e culturale. E’ allo studio, comunque, uno strumento che potrebbe favorire l’incontro tra banche e industria creativa.

Servono altre prove per crederci?

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