Notizie della settimana 25 – 31 marzo

Il bicchiere mezzo vuoto:

  • il Dipartimento delle Finanze ha diffuso la geografia territoriale dei redditi presentando un decennio veramente complicato: dieci anni di altalena -fra doppia caduta del Pil, stagnazione e mini-ripresa- che hanno fatto perdere reddito reale agli italiani con un ampliamento della forbice che separa Nord e Sud. E il Paese si ritrova a crescita zero;
  • il rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi, giunto alla settima edizione evidenzia come sia tornato ad ampliarsi il divario di crescita tra Italia ed Eurozona (dopo che si era ridotto nel biennio precedente). Roma, nel 2018, è andata incontro a un rallentamento: +0,9% da +1,6% del 2017, contro una crescita media europea dell’1,8%. A frenare è stato anche il fatturato manifatturiero, cresciuto del 3,2% ma in decelerazione rispetto al +5% segnato l’anno prima;
  • nell’annuale rapporto Pmi Mezzogiorno -curato da Confindustria e Cerved con la collaborazione di Srm- si raccontano le imprese del Sud, capaci di risalire la china fino al 2017 ma ora alle prese con preoccupanti segnali di rallentamento. Il rapporto si concentra su circa 30mila società di capitali con fatturato tra 2 e 50 milioni e addetti tra 10 e 250. Per il quinto anno consecutivo, nel 2017, il fatturato (+4,4%) e il valore aggiunto (+3,5%) seguono a breve distanza il positivo andamento della media nazionale, anche se fanno eccezione i margini che stentano (+0,5%). Qualcosa però è cambiato nel 2018, soprattutto negli ultimi mesi. Alcuni indicatori: aumentano i giorni di ritardo nei pagamenti, tornano a crescere i fallimenti e crescono anche le liquidazioni volontarie di Pmi in bonis;
  • il Centro studi di Confindustria fa un taglio drastico delle stime di crescita 2019 per l’Italia. Si tratta di previsioni via via rivisitate alla luce dei dati sempre più deludenti in arrivo dall’economia. “Se tecnicamente il secondo calo consecutivo trimestrale per il Pil italiano è legato alle scorte, basta un’occhiata alla serie storica degli investimenti per capire come in 12 mesi sia cambiato tutto, trasformando i tassi di crescita annui del 5-6% (primo semestre) nello 0,1% del quarto trimestre, stagnazione che non si vedeva dal 2014. Ancora peggio va ai macchinari, che passano da una crescita a doppia cifra di inizio anno al calo di oltre un punto di fine 2018”.

Il bicchiere mezzo pieno:

  • il welfare aziendale è in crescita: siamo passati dall’11% del 2016 al 24,8% attuale. Nelle grandi aziende gli imprenditori «molto attivi» nel settore salgono al 71%. Si parla di lavanderia aziendale e spesa a portata di App; poliambulatorio con servizio infermieristico e specialistico a disposizione di dipendenti e loro famiglie. E ancora: orari flessibili per le mamme e i papà, sostegno alla formazione dei figli, palestra e corsi di yoga direttamente “on the job”. Il welfare aziendale sta rompendo la “barriera dimensionale” e si diffonde velocemente nelle Pmi: oggi praticamente una realtà datoriale su due è attiva in almeno quattro aree di servizi rivolti ai propri dipendenti.
  • si è parlato in settimana di economia civile, all’interno di un festival dedicato proprio a questo tema. Si tratta di un’idea di sviluppo che chiede alle imprese più attenzione per l’ambiente e per le persone e non solo agli attivi di bilancio. Per Leonardo Becchetti, economista e promotore del Festival dell’Economia civile di Firenze, è giunto il momento di farsi sentire: “nella nostra visione dell’economia civile ci vuole la crescita ma anche il benessere. Non siamo contro l’aumento del Pil, ma non è l’unica misura che conta. Ci vuole un deciso spostamento verso un’economia circolare e rigenerativa, per far crescere i territori in maniera sostenibile”.

Visto così il nostro Paese sembra un po’ quell’uomo che cade da un palazzo di 50 piani e mano a mano che cade passa da un piano all’altro e sì per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Perché, come dice questa storia, il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. Come sarà l’atterraggio dell’Italia alla fine della caduta?

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